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martedì 12 febbraio 2008

Dossier Caritas: 556mila i romeni in Italia


di Emanuela Citterio
11/02/2008

Il Dossier statistico sull'immigrazione di Caritas/Migrantes anticipa i risultati dell'indagine sui romeni presenti nel nostro Paese.
I romeni in Italia sono 556 mila, il 15,1% della popolazione straniera, per il 53,4% costituito da donne. A rivelarlo è il dossier Caritas/Migrantes sull'immigrazione, che ha anticipato i dati sull'immigrazione romena in Italia che sarà pubblicata prossimamente come approfondimento monografico.Il calcolo dei romeni in Italia è stato fatto sommando ai 271 mila residenti rumeni rilevati dall'Istat un anno prima i 131 mila assunti nell'ambito delle quote 2006, i 46mila giunti in Italia - sempre nel 2006 - muniti di visto per inserimento stabile (specialmente per ricongiungimento familiare) ed altri 5 mila (arrivati per motivi diversi). "La stima è prudenziale perché bisogna tenere conto anche dei romeni nati in Italia (in proporzione meno numerosi rispetto ad altre collettività) e di quelli arrivati nel 2007, tuttavia verosimile sulla base di una verifica incrociata degli archivi statistici" si legge in un comunicato di Caritas. Sui nuovi flussi non sono disponibili dati ufficiali, a differenza di quanto avviene per gli immigrati non comunitari, tuttavia secondo le stime più prudenziali dovrebbero riguardare almeno 60-100 mila persone.
Non tutti i romeni sono Rom, anche se molti Rom residenti oggi in Italia sono di nazionalità romena: i Rom romeni nel nostro Paese sono infatti 50.000, cioè meno del 10% della popolazione immigrata romena complessiva, ma circa un terzo della popolazione Rom, che in Italia conta circa 150.000 presenze.
La maggioranza dei romeni immigrati in Italia proviene dai villaggi rurali della regione della Moldavia, sul versante orientale della Romania, che rappresenta una delle aree più povere del paese. Il livello di istruzione – come riferiscono gli ultimi dati censuari disponibili del 2001 – è medio-alto per il 59,2% dei romeni residenti in Italia (molto superiore rispetto al 39,9% relativo al totale degli stranieri e al 33,4% relativo agli italiani), anche se i laureati rappresentano meno dell'8%.
Secondo alcuni studiosi esisterebbe un rapporto inversamente proporzionale tra flussi finanziari dall'Italia e flussi migratori dalla Romania, che in effetti percorrono la stessa rotta, ma in direzione opposta, rispetto ai flussi di capitale. Non è un caso, infatti, che proprio nella Moldavia romena, dove il regime comunista aveva sviluppato l'industria tessile e calzaturiera, dopo il 1989 gli impianti chiusi vennero acquistati dalle Piccole e Medie Imprese italiane interessate a procacciarsi contestualmente anche quella forza lavoro competente e a basso costo rappresentata dai suoi addetti. La presenza degli imprenditori italiani ha dunque creato uno scambio di contatti e informazioni tale da rendere concretamente l'Italia una interessante e appetibile meta migratoria e la Romania un importante sbocco commerciale e imprenditoriale per l'Italia.
A parte la componente dei minori, prima del 1° gennaio 2007 pari a circa un quinto del totale dei romeni, che conferma il crescente percorso di inserimento, la presenza romena in Italia è composta per lo più da lavoratori, se si considera che il 75% soggiorna per lavoro, spesso con una pregressa esperienza migratoria alle spalle, quanto meno all'interno della Romania dove nel corso degli anni ‘80 sono stati forzati ad una urbanizzazione di massa. Questo processo è divenuto irreversibile nel dicembre 1989, quando le industrie romene si sono fermate e si è assistito ad un diffuso ritorno nelle campagne o alla partenza all'estero dei primi pionieri dalle province di Botosani, Suceava, Vrancea, Bacau, Galati e Focsani.
La regione con maggiore concentrazione di romeni è il Lazio (24,8%, di cui il 20,6% a Roma), seguita da Piemonte e Lombardia (15-16%). A livello provinciale Roma e Torino rappresentano le due capitali della collettività romena con incidenze record tra il 25% e il 33% della presenza immigrata. In alcuni comuni dell'hinterland l'incidenza supera anche il 50% raggiungendo in taluni caso l'80%.
Le rimesse che i lavoratori romeni in Italia inviano nel proprio paese partono soprattutto dal Nord (45,5%) e dal Centro (38,1%). La provincia di Roma spicca su tutte le altre, con una percentuale del 24,8%: vale a dire che dei 777,2 milioni di euro inviati in Romani, quasi 200 milioni sono stati inviati dalla provincia romana. Lavorano soprattutto nei cantieri edili (20,8%) e negli alberghi e ristoranti (11,1%), ma 15.000 sono imprenditori, per l'80% nel settore delle costruzioni.
Fonte: Vita.

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