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sabato 11 luglio 2009

Piscina che passione! Cresce la voglia di un tuffo sotto casa


AUMENTANO LE COSTRUZIONI CON PISCINA, +17% RISPETTO AL 2008
Secondo Immobiliare.it cresce in tutta la penisola la voglia di un tuffo sotto casa

MILANO - Alzi la mano chi non ha mai sognato di avere una villa con piscina. Esteticamente bella ed elegante, la piscina rimane nell’immaginario comune e si conferma uno degli «accessori per la casa» più desiderati.

Secondo una ricerca condotta su un campione di 5.300 inserzioni da Immobiliare.it, primo portale immobiliare italiano per gli annunci di settore con oltre 450.000 proposte, le ville si trovano principalmente nelle zone residenziali delle città e negli hinterland metropolitani. Infatti, la maggior concentrazione è in Lombardia e Lazio, dove i proprietari di piscine vivono per lo più nella province di Milano, Brescia, Roma e Viterbo. Mediamente, una villa corredata di piscina è di 160 mq e costa 560.000 euro. Significativa la Toscana che, con le sue ville nelle zone collinari di Lucca e Firenze, risalta per i suoi immobili di prestigio ovviamente dotati di piscina. Infine, da segnalare il Veneto, dove il tessuto economico di piccola imprenditoria trova anche espressione nel sognato accessorio (qui la superficie media dell’immobile è di 175 mq e il costo di 470.000 euro).

Per chi cerca soluzioni più accessibili, ma non per questo meno confortevoli, oggi riscuote sempre maggior successo la formula di appartamenti con piscina all’interno dei servizi condominiali. Da un’analisi effettuata su oltre 3.500 annunci, emerge che nel 73% dei casi questa tipologia d’immobile è diffusa nelle località turistiche dove, l’utilizzo della piscina, migliora la qualità dell’immobile stesso. La Versilia, la Riviera Adriatica, la Liguria, la zona dei laghi e anche la Sardegna sono le aree che presentano il più alto numero di appartamenti con piscina. Il restante 27%, invece, si concentra intorno le aree metropolitane di Milano e Roma (in questo caso il costo medio per un appartamento di 95 mq è di 395.000 euro). Secondo i dati rilevati dal portale immobiliare, si è verificato un aumento nella costruzione di piscine nei nuovi complessi edilizi: +22% rispetto al 2008.

Carlo Giordano, Amministratore Delegato del Gruppo Immobiliare.it, sottolinea l’importanza dell’aspetto economico: «Considerando che il valore medio dell’immobile provvisto di vasca acquatica cresce di circa il 09-11% rispetto ad un immobile equivalente, ma senza la piscina, dotare l’abitazione del sofisticato accessorio è una scelta conveniente in rapporto al costo della piscina stessa.»

Ma che forma hanno le piscine degli italiani? Nell’80% dei casi viene scelto il modello tradizionale, di forma rettangolare (mediamente larga 5 metri e lunga 12). Ma il rimanente 20% si sbizzarrisce in modelli più vistosi: tra le più gettonate quelle a forma di cuore con tanto di scalinata. Quasi tutti i modelli sono dotati di lucine per l’illuminazione notturna, che permettono di godersi l’ambiente acquatico anche di sera. Ed per riempirla? 90 euro il costo dell’acqua necessaria a riempire una piscina rettangolare tradizionale.

Infine, le piscine sono irrinunciabili per gli amanti dell’extra lusso: le dimore sono situate in luoghi unici e ognuna presenta un prezzo diverso a seconda delle caratteristiche, per citare alcuni esempi: 35 milioni la somma richiesta per una villa a Capri, 6 milioni per una villa storica a Cernobbio sul lago di Como, quasi 4 per una villa nella notturna Forte dei Marmi e 3 per un casale immerso nella verde Toscana.

mercoledì 8 luglio 2009

Fonte: Diario del Web.

mercoledì 8 luglio 2009

VisiTuscia apre per la prima volta al mercato estero

07/07/2009

Gli organizzatori hanno selezionato 8/10 buyer del mercato scandinavo

La 3^ edizione di VisiTuscia, la manifestazione nata con lo scopo di promuovere e commercializzare il prodotto turistico della Provincia di Viterbo con azioni mirate di marketing rivolte sia al pubblico sia al privato, si terrà quest'anno, dall'1 al 4 ottobre, nella cornice di Palazzo Doria Pamphilij a San Martino al Cimino.
Forte dei risultati raggiunti nelle precedenti due edizioni svoltesi a Bolsena (2007) e a Tarquinia (2008), e del favore riscontrato negli operatori locali, VisiTuscia apre per la prima volta al mercato estero. Gli organizzatori hanno deciso di selezionare 8/10 buyer del mercato scandinavo (Danimarca, Svezia, Norvegia e Finlandia) confortati dalle ultime statistiche che danno i flussi provenienti da queste destinazioni in netta ripresa dopo alcuni anni di stasi. Per quanto concerne, invece, la selezione dei buyer nazionali, i criteri si indirizzeranno principalmente verso le Olta (On line travel agency) e i tour operator (generalisti e incomisti) interessati ai prodotti del territorio viterbese. Il workshop è in programma per il 3 ottobre presso il Palazzo Dora Pamphilij e vi prenderanno parte una quarantina di buyer, di cui, una decina stranieri, provenienti dalle regioni che maggiormente generano flussi verso la provincia di Viterbo, che incontreranno circa 200 operatori dell’offerta locale.
Dal 2 al 4 ottobre è previsto anche un educational-tour riservato ai giornalisti di settore. A tale scopo sarà lanciato anche un concorso giornalistico al quale potranno partecipare tutti i rappresentanti della stampa, nazionale ed estera, sullo specifico tema “Tuscia. Una terra che si racconta”.

Fonte: Guida Viaggi.

Ronde, sono pronto a emigrare...

Viterbo - Antoniozzi replica alla Lega Nord e ricorda il pestaggio di un ragazzo dei giorni scorsi

Ronde, sono pronto a emigrare...

Viterbo - 8 luglio 2009 - ore 1,30

- Leggo volentieri le precisazioni che il comitato viterbese della Lega Nord fa al mio articoletto sulle ronde e apprendo con un certo sollievo che nessun privato cittadino avrà il diritto di fermarmi e chiedermi i documenti, fermo restando che non vivo nel “terrore” di essere scambiato per arabo, rumeno o albanese, anzi ne sarei lusingato.
Ciononostante, è fresca notizia quella del pestaggio da parte di privati cittadini ai danni di un ragazzo di colore che a Roma distribuiva volantini pubblicitari nei palazzi, al grido di “stiamo facendo il volere del Governo, vattene terrone”.

Evidentemente non devo essere stato l’unico ad aver malinteso le direttive del Governo, ad aver stravolto la forma della legge ed averne falsato lo spirito. Il mio timore è che oltre a non essere l’unico, io non sia neppure l’ultimo.

Spero sinceramente che la storia futura voglia darmi torto, ne sarei davvero lieto.

Se così non fosse, allora sarebbe davvero arrivato per me il momento di trasferirmi, certamente non a Viggiù (anche se ringrazio la Lega Nord per l’amorosa sollecitudine) ma in un altro Paese, magari un Paese che abbia fatto dell’accoglienza la sua cultura principale, della solidarietà tra esseri umani il suo punto di forza, in cui la società multietnica sia una realtà di fatto serenamente accettata da tutti e dove qualsiasi forma di pregiudizio e discriminazione sia vista con orrore da chi lo governa e da chi vi abita.

Il passaporto ce l’ho e, per mia fortuna , posso emigrare dove e quando voglio, e non sarà certo l’amore che provo per la mia terra a fermarmi.

Alfonso Antoniozzi

Fonte: TusciaWeb.

“Ronde, nessuno dovrà consegnare documenti a estranei”

Viterbo - La Lega Nord replica piccata ad Alfonso Antoniozzi

“Ronde, nessuno dovrà consegnare documenti a estranei”

Viterbo - 7 luglio 2009

Riceviamo e pubblichiamo - La Lega Nord desidera informare Alfonso Antoniozzi, che nel suo “alambicco” su TusciaWeb del 6 luglio 2009, esprime orrore nei confronti “delle ronde di volontari che controllino se gli immigrati che circolano per le strade siano o meno regolari.”, e teme che “... uno zelante rondista pensi che io somigli, che so, a un arabo o a un rumeno o a un albanese per potermi fermare e chiedere i documenti?..”, che lo scopo del disegno di legge del 2 luglio 2009, contenete disposizioni in materia di sicurezza pubblica, non è quello di andare a caccia di immigrati regolari o meno, come una sorta di italico Ku Klux Klan, e nemmeno quello di fermare la gente e chiedere loro i documenti.
Il comma 40 della legge suddetta recita: “I sindaci, previa intesa con il prefetto, possono avvalersi della collaborazione di associazioni tra cittadini non armati al fine di segnalare alle Forze di polizia dello Stato locali eventi che possano arrecare danno alla sicurezza urbana ovvero situazioni di disagio sociale”.

Perciò nessuno di noi dovrà mai consegnare documenti a personale che non siano agenti o ufficiali di polizia giudiziaria!

Non nasce una nuova polizia, ma una collaborazione di alcuni cittadini con le istituzioni pubbliche, regolata da una legge dello Stato, per una maggiore presenza sul territorio e viene incontro al bisogno di sicurezza dei nostri cittadini, come è dimostrato da iniziative simili sorte spontaneamente in alcuni comuni, grandi e piccoli, alcuni dei quali amministrati dalla sinistra!

Coloro che ne fanno parte, in via prioritaria, provengono dalle forze dell'ordine, forze armate ed altri corpi dello Stato ed è personale che ha già servito il proprio Paese in armi e non ha paura e non è xenofobo, (come sostiene Antoniozzi) perché molti di loro hanno operato all'estero, soccorrendo popoli di tutte le etnie, a rischio delle loro vita, come avviene tuttora in Libano, Afghanistan, ecc.

Questo strumento, da solo, non ha la pretesa di risolvere tutti i problemi legati alla criminalità ed alla illegalità del nostro Paese, ma il disegno di legge approvato in via definitiva dal Senato è composto da 35 pagine e contiene misure che vanno dal ritiro della patente, all'inasprimento della lotta alla mafia ed ai trafficanti di clandestini, ecc.

Come sempre, anche le buone leggi non possono nulla se chi le applica non ci mette il massimo zelo e lealtà e non vuole coglierne lo spirito; immaginiamo che cosa può avvenire se si stravolge la forma e si falsa lo spirito!

Speriamo di essere riusciti, in sintesi, di informare i cittadini correttamente, ed infondere in loro più sicurezza e fiducia nelle istituzioni.

Se invece non ci siamo riusciti con Alfonso Antoniozzi, e lui continuirà a vivere con il terrore di essere scambiato per un arabo, rumeno o albanese, ecc., probabilmente perché i sindaci che istituiranno le “ronde”, sono tutti bianchi e leghisti, gli consigliamo di trasferirsi a Viggiù, un delizioso paese in provincia di Varese , di circa 5000 abitanti, dove è appena stata eletta sindaco una signora di colore, la dottoressa Sandra Maria “Sandy” Cane, che certamente non discriminerà le persone un po' scure, anzi secondo il principio di Antoniozzi, (mutatis mutandis, direbbero i latini), sarà pronta ad opprimere tutti coloro che hanno la pelle bianca!

Per una corretta informazione, aggiungiamo un particolare: la signora Sandra è stata eletta nelle file della Lega Nord, sostenuta dal Pdl!

Il Comitato Lega Nord-Lazio
della Provincia di Viterbo

Fonte: TusciaWeb

L'orrore delle ronde


Viterbo - L'alambicco di Antoniozzi

L'orrore delle ronde

di Alfonso Antoniozzi
Viterbo - 6 luglio 2009

Il cantante lirico
Alfonso Antoniozzi

- Non so a voi, ma a me l’idea di avere in giro per le città d’Italia delle ronde di volontari che controllino se gli immigrati che circolano per le strade siano o meno regolari fa davvero orrore.
Quale sarà la discriminante per queste ronde? Ovvero, in base a quali criteri verrà fermato un povero cristo che sta passeggiando tranquillamente? In base al colore della pelle? Alla fisiognomica del Paese di appartenenza?

Basterà che uno zelante rondista pensi che io somigli, che so, a un arabo o a un rumeno o a un albanese per potermi fermare e chiedere i documenti? E perché mai dovrei esibire il mio documento d’identità a un privato cittadino?

In nome di quale emergenza, di quale imprescindibile necessità di “sicurezza” io dovrei farmi riconoscere da un signore che non è un poliziotto, dunque non ha alcun diritto di chiedermi chi io sia e cosa stia facendo?

A costo di finire in galera, io il mio documento ai rondisti non glielo faccio vedere. Che mi portino pure in questura, poi ce la vediamo in tribunale.

E ancora, in nome di quale principio supremo alcuni privati cittadini dovrebbero trasformarsi in delatori? E chi ci garantisce che tra questi privati cittadini non ci siano persone che, per un malinteso senso della legalità, finiscano per trasformare le “ronde” in veri e propri raid contro gli immigrati?

Credo che nessuno possa smentirmi quando dico che nessun cittadino perbene si farà tentare dalla possibilità di far parte di queste ronde previste dal nuovo decreto sicurezza, e che nessuno possa smentirmi quando dico che chi deciderà di far parte di queste ronde è, nella migliore delle ipotesi, una persona molto spaventata. Nella peggiore, uno xenofobo della più bell’acqua.

Vorrei anche sapere, tanto per amore di informazione, se tra i compiti di queste ronde (fondate, come pare, sul principio del rispetto della legge e non, per carità, sul razzismo e sulla xenofobia) ci sia anche lo stanare quegli italiani perbene che fanno i soldi in nero sulle spalle della povera gente che viene da noi col sogno di una vita migliore.

Se, tanto per mettere un poco di zucchero su questa orribile torta sfornata dal Governo, i rondisti potranno assicurare alla giustizia chi affitta stanze di venti metri quadrati a gruppi di immigrati, clandestini o meno, che sono costretti a vivere stipati come polli d’allevamento, pagando una cifra assurda e senza contratto d’affitto.

Se potranno denunciare e consegnare alla giustizia i capocantiere che assumono senza contratto gli operai venuti da paesi stranieri per farli lavorare in assoluta mancanza di norme di sicurezza e senza pagare loro i contributi.

Se oltre ai piccoli spacciatori di fumo potranno anche perseguire e fare i nomi degli italiani che, per primi, vendono quel fumo a chi poi si occuperà del piccolo spaccio.

E, visto che ci siamo, se potranno agire anche nei confronti di chi guida una Porsche, ha due case, fa il gioielliere (ma anche il farmacista o l’idraulico o qualsiasi altro mestiere a scelta, fate voi) e denuncia quindicimila euro annui di reddito, salvo poi lamentarsi dell’assenza dello Stato nella vita civile e della corruzione dilagante nella vita politica, e degli immigrati che, com’è noto, sono tutti delinquenti.

Così, tanto perché si possa dire che in Italia la legge si applica anche nei confronti di chi ha in tasca una carta d’identità italiana.

Alfonso Antoniozzi

Fonte: TusciaWeb.

Aida, la badante venuta dalle Ande agli Appennini

Articolo
Sei in Lettere
7 luglio 2009

Cara Europa, e adesso qualcuno mi vorrà spiegare come faccio io, insegnante, single con due figli a carico e una madre in carrozzella, ad affrontare la vita grazie alla legge che mi toglie la badante? La legge della barbarie leghista e fascista e, soprattutto, berlusconiana («questa legge l’ho voluta io», ha gongolato il presidente all’approvazione, e spero che centinaia di migliaia di italiani nelle mie condizioni se ne ricordino al momento del voto). È questa la sicurezza che chiedevano gli italiani, mentre a Roma continuano gli stupri e nel Nord e nel Sud gli omicidi? E voi che siete più vicini di me alle stanze del potere, avete mai provato ad affrontare personalmente situazioni del genere? ISABELLA LABATE, VITERBO

Cara professoressa, io certamente sì, pur essendo lontano quanto lei dalle stanze del potere. Credo di poter ricordare a lei il racconto strappacuore di De Amicis, “Dagli Appennini alle Ande”, storia dei patimenti e delle infinite umiliazioni dei nostri emigranti, che a milioni raggiungevano le Americhe, e dei loro figli che tentavano a loro volta, i più intraprendenti, di ritrovare oltre Atlantico i genitori perduti. La mia storia segue il percorso inverso, dalle Ande agli Appennini.
Avevo un padre molto anziano e, non essendoci più donne con lui (moglie, figlia, tutte già andate), noi figli maschi ci rivolgemmo, tramite il parroco di una chiesa a Monteverde Nuovo, a una immigrata peruviana di mezza età, alta come un granatiere, robusta, con figli rimasti nel lontano paese a studiare. Aveva fatto l’infermiera a Lima e la prendemmo subito, ma non aveva il certificato di residenza. Noi siamo legalitari (anche se poco ossequienti del papa e del re, come si diceva nei canti goliardici).
Così, seguendo i consigli della questura, la rimandammo in Perù (aereo a nostre spese), vi rimase i prescritti tre mesi, quindi facemmo l’atto di richiamo (altro aereo a nostre spese). Qui sbrigammo tutte le pratiche per la regolarizzazione e le assicurazioni sociali; la signora, accolta in una delle stanze lasciate vuote da mia madre e mia sorella, e con uno stipendio pari all’intera pensione di mio padre, ex insegnante anche lui, lo assistette – nei limiti delle sue capacità di istruzione, cuoca e infermiera – fino al triste mattino in cui ci telefonò che mio padre non c’era più. Le pagammo la liquidazione, smontammo i resti di un mondo finito, ed oggi lei vive a Roma, credo, presso altre persone bisognose di lei.
Adesso Giovanardi, cattolicone a 18 carati, s’accorge del problema che si spalanca per tutte le persone che, come lei , hanno una badante forse non in regola con le leggi sull’immigrazione: paradossalmente, Giovanardi consiglia al suo governo la pillola del giorno dopo, come dice Bersani. E Rosy Bindi gli chiede come mai non si fosse opposto in tempo al marchingegno Berlusconi-Bossi-Sacconi-Gasparri; mentre l’autore delle “porcate”, Calderoli, irride al mezzo milione di colf irregolari, «irregolari del sesso e della droga», dice. Questa è l’Italia celtica, e poiché abbiamo scelto noi di farci governare dai barbari, e non è la prima volta negli ultimi 1600 anni, ora ce li godiamo. Però agli amici del centrosinistra mi va di dire che non ce ne libereremo fino a quando l’opposizione guarderà ai problemi sociali più dal punto di vista delle minoranze (straniere o indigene) che non dal punto di vista della generalità degli italiani. Credo che agli italiani sarebbe piaciuto che il centrosinistra si fosse opposto al pacchetto “sicurezza” non in nome delle minoranze che cercano pane in Italia ma in nome della maggioranza degli italiani che da quel tipo di pacchetto possono avere solo affanni e peggioramenti nella qualità della vita.
Sarà assai meno nobile, ma dovremo capire che l’opposizione al cattivo senso comune si fa solo stando in quel senso comune, respirandone i miasmi, per aiutarlo a vomitare la sbronza e tornare alla ragione.
Federico Orlando

Fonte: Europa Quotidiano.

Centro di ricerca per la pace di Viterbo: intervenga Napolitano

UN ATTO EVERSIVO DEL DIRITTO, UNA BESTEMMIA A DIO.
PACCHETTO SICUREZZA, ATTO FINALE

35098. ROMA-ADISTA. Durissimo il giudizio di mons. Agostino Marchetto, segretario del Pontificio consiglio per la pastorale dei migranti, poche ore dopo l’approvazione definitiva, da parte del Senato (2/7) - con 157 favorevoli, 124 contrari e 3 astenuti - del ddl sicurezza, che ora diventa legge dello Stato. “Anche se si aspettava questa approvazione - ha affermato l’arcivescovo - non posso non essere triste e dispiaciuto. Sono preoccupato per la prospettiva che ci si apre dinanzi e che a mio avviso porterà molti dolori e difficoltà per persone che, già per il fatto di essere irregolari, si trovano in una situazione di precarietà”. “La criminalizzazione dei migranti - ha aggiunto mons. Marchetto - è per me il peccato originale dietro al quale va tutto il resto”. Parole nette, dalle quali il Vaticano ha scelto (e non è la prima volta, v. Adista n. 25/09) di prendere le distanze: “Non consta che ci siano state critiche che si debbano qualificare come critiche dal Vaticano”, ha dichiarato (3/7) il direttore della sala Stampa vaticana, padre Federico Lombardi. questa mattina, era intervenuto il quotidiano della Cei che non aveva espresso entusiasmo ma nemmeno una bocciatura per il disegno di legge (“senza infamia e senza lode”). Anche l’Avvenire, quotidiano della Conferenza Episcopale Italiana sceglie di lasciare da solo Marchetto nel perseguire una linea di dura condanna del provvedimento. “Alla richiesta di maggiore sicurezza che emerge dal Paese - si legge in un editoriale (3/7) firmato da Piero Chienellato -, la risposta fornita dalla maggioranza parlamentare si declina attraverso un ventaglio di misure dal valore e dal peso assai diversificato” che “rende impossibile una valutazione univoca”. Nessuno sdegno. Nessuna bocciatura in toto. Qualche dubbio o perplessità.

Cnca: più illegalità, collasso delle carceri

Secondo Lucio Babolin, presidente del Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza (Cnca), “il ddl sicurezza avrà una sola conseguenza: rendere la vita ancora più difficile a centinaia di migliaia di persone immigrate che sono una ricchezza imprescindibile per il nostro Paese”.
“Saranno, di fatto, violati i diritti dei minori. Le strutture giudiziarie e gli istituti di pena si avvieranno rapidamente al collasso. L’illegalità favorirà arbitrii e offerte di servizi di ogni genere, fuori da ogni controllo. Tutto questo senza che sia in alcun modo risolto il problema della presenza irregolare di immigrati sul territorio nazionale. In sovrappiù si decide una bella schedatura delle persone senza dimora, forse perché troppo poveri e, dunque, pericolosi”. “Si tratta di una politica immorale e profondamente sbagliata”, ha concluso il presidente del Cnca, “che colpisce le persone invece di favorire l'integrazione. Si passa ogni limite pur di arraffare voti. Ci auguriamo che vengano al più presto sanciti gli evidenti profili di incostituzionalità di diverse parti della legge, in modo che siano almeno soppresse le norme più gravi e insensate”.

Arci: finita l’uguaglianza di fronte alla legge

Anche l'Arci si è opposta con forza al Pacchetto Sicurezza e dopo la sua approvazione ha lanciato la campagna di disobbedienza civile “Porte Aperte”. “A partire da oggi - ha dichiarato il responsabile immigrazione dell'Arci, Filippo Miraglia - in Italia cittadini che vivono nello stesso Paese non saranno più tutti uguali di fronte alla legge né godranno delle stesse garanzie. La maggioranza modifica di fatto la Costituzione negando l'art. 3 e la pari dignità a cui ogni cittadino senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, avrebbe diritto”. Miraglia ha altresì annunciato che l'Arci darà ospitalità nei propri circoli ai migranti, aprendo le porte a quelli regolari e agli irregolari, “proprio come dopo il 1938 fecero molti 'giusti' sottraendo gli ebrei alle leggi razziali”.

Acli: governo sordo e irresponsabile

L’esecutivo è andato avanti “nonostante i ripetuti appelli alla ragionevolezza promossi in questi mesi dalle organizzazioni sociali e dal mondo ecclesiale”: questo il commento del presidente delle Acli Andrea Olivero: il Pacchetto Sicurezza interviene “nella sfera dei diritti fondamentali e della dignità umana: il matrimonio, la salute, la scuola”. “Il governo dovrà assumersi la responsabilità per aver voluto favorire, nei fatti e nelle intenzioni, un clima pericoloso di paura e di sospetto che alimenterà la clandestinità anziché combatterla, renderà gli immigrati irregolari ancora più invisibili, soprattutto sui posti di lavoro, provocherà forti limitazioni nell'esercizio dei diritti fondamentali, complicando la vita degli stessi immigrati regolarmente residenti”. Inoltre, ricordano le Acli, resta irrisolta la questione delle 'badanti' irregolari e delle decine di migliaia di famiglie che le ospitano, avendo fatto richiesta di assunzione con il decreto flussi senza aver ricevuto ancora risposta.

Libera: crudeltà, non sicurezza

“Non sicurezza, crudeltà”, è stato il commento (2/7) di don Luigi Ciotti, presidente di Libera. “È doloroso constatare come questa legge ci faccia scivolare indietro, ai tempi della discriminazione razziale, negando i valori della Carta universale dei diritti umani, della nostra Costituzione, della Convenzione di Ginevra sui rifugiati. Baluardi contro il ritorno della barbarie e della guerra, antidoti perché legge sia tutela del bene comune a partire dai più deboli, non legge del più forte. Sono vittime della povertà, gli immigrati. Ma la povertà più grande, oggi, è la nostra. Povertà di coraggio, di senso, di umanità, di capacità di scommettere sugli altri, di costruire insieme a loro”.

Pax Christi: uno sfregio al diritto ed al Vangelo

“Un'offesa alla famiglia umana; un atto eversivo della Costituzione italiana; una bestemmia contraria al Vangelo di Cristo”: così Pax Christi, in un comunicato del 3 luglio, bolla l’approvazione del Pacchetto Sicurezza. “Come cittadini italiani - scrive il movimento cattolico - riteniamo che il provvedimento varato oggi al Senato sia un vero e proprio ‘atto eversivo’ verso la civiltà del diritto”. “Come credenti nel Dio che tutti ama e nel Vangelo di Cristo ‘nostra pace’ pensiamo che per i cristiani nessuno sia straniero e, soprattutto, che nessuno straniero sia di per sé un delinquente”. “Una bestemmia civile e cristiana così grande deve essere respinta da un'insurrezione nonviolenta. Rinnoviamo l'appello al presidente della Repubblica, cui il 2 giugno scorso abbiamo mandato una lettera da Monte Sole, terra della Resistenza e di Dossetti, ad operare con urgente fermezza per respingere la deriva autoritaria e totalitaria basata sulla logica dello straniero‑nemico che nasconde i veri pericoli della criminalità organizzata, della corruzione economica e politica, del degrado etico e che alimenta la paura, eccita gli animi al peggio, diffonde modelli di violenza e prepara mali più grandi”.

Centro di ricerca per la pace: intervenga Napolitano

Al Presidente della Repubblica si appella anche il “Centro di ricerca per la pace” di Viterbo, invitando tutti i cittadini a scrivere a Napolitano. “Il colpo di stato razzista compiuto dal governo Berlusconi con la complicità di una asservita maggioranza parlamentare può e deve essere respinto”, si legge in un appello diffuso dall’associazione. “È nei poteri del Presidente della Repubblica rifiutare di avallare l’introduzione nel corpus legislativo di misure palesemente in contrasto con la Costituzione della Repubblica Italiana, palesemente criminale e criminogene, palesemente razziste ed incompatibili con l’ordinamento giuridico della Repubblica. Al presidente della Repubblica”, conclude l’appello, ci rivolgiamo affinché “non ratifichi un deliberato illegale ed eversivo che viola i fondamenti stessi dello Stato di diritto”.

Giuristi democratici: incostituzionale

Alla luce delle stesse motivazioni lo scorso 25 giugno, ad una settimana dalla discussione in Senato del ‘Pacchetto Sicurezza’, un gruppo di giuristi – tra cui figurano Luigi Ferrajoli, Valerio Onida, Stefano Rodotà, Gustavo Zagrebelsky –, si era appellato al parlamento per chiedere la revisione del decreto. Ma, come tutti gli appelli succedutisi in questi mesi in merito, anche questo è caduto nel vuoto. “Riteniamo necessario – scrivevano – richiamare l'attenzione della discussione pubblica sulla norma che punisce a titolo di reato l'ingresso e il soggiorno illegale dello straniero nel territorio dello Stato, una norma che, a nostro avviso, oltre ad esasperare la preoccupante tendenza all'uso simbolico della sanzione penale, criminalizza mere condizioni personali e presenta molteplici profili di illegittimità costituzionale”. La norma infatti, secondo il gruppo di giuristi (tra cui anche due ex presidenti della Corte Costituzionale, è innanzitutto priva di “fondamento giustificativo”: in primo luogo perché “la sua sfera applicativa è destinata a sovrapporsi integralmente a quella dell'espulsione quale misura amministrativa” e in secondo luogo perché nessun fondamento giustificativo può essere individuato sulla base di una presunta pericolosità sociale della condizione del migrante irregolare. “La Corte Costituzionale (sent. 78 del 2007) – ricordano infatti – ha già escluso che la condizione di mera irregolarità dello straniero sia sintomatica di una pericolosità sociale dello stesso”. “La relativa incriminazione, pertanto, assume un connotato discriminatorio contrastante non solo con il principio di eguaglianza, ma con la fondamentale garanzia costituzionale in materia penale, in base alla quale si può essere puniti solo per fatti materiali”.

Fonte: Adista.

domenica 5 luglio 2009

Sangue L’appello dei centri trasfusionali: «Emergenza estiva»


domenica 05 luglio 2009
di Antonio Venditti

Come ogni anno con l’arrivo dell’estate la carenza di sangue nei nostri ospedali si fa sentire ancora di più, al punto da costituire una vera emergenza, dal momento che i donatori abituali vanno in vacanza, mentre la malattia no.
Sono oltre ventimila le sacche di sangue che il Lazio deve importare ogni anno da altre regioni per far fronte al proprio fabbisogno. Una richiesta che nel periodo estivo è destinata ad aumentare di altre diecimila unità, dal momento che il numero dei donatori disponibili è insufficiente a sostenere situazioni di particolare necessità.
Oltre alle normali esigenze ambulatoriali, all’incremento delle vittime degli incidenti stradali dovuto al volume degli spostamenti in auto, sono soprattutto i malati cronici come i talassemici o pazienti oncologici ad avere bisogno urgente di trasfusioni. A questi si devono aggiungere richieste per interventi di alta chirurgia come i trapianti. Dal punto di vista operativo è bene tenere presente che gli ospedali della capitale richiamano normalmente malati da tutto il centro sud. «Pensiamo a chi soffre prima di andare in vacanza» è l’appello lanciato dai centri trasfusionali e dalle associazioni di volontariato per chiedere a tutti coloro che hanno possibilità di donare il sangue prima di andare in vacanza e di metterlo a disposizione di chi purtroppo ne ha maggior bisogno.
L’invito alla donazione è rivolto ai cittadini in buona salute e di età compresa tra i 18 e i 60 anni per le donne e dai 18 ai 65 per gli uomini, che abbiano un peso corporeo non inferiore ai cinquanta chilogrammi. Tra l’altro il prelievo è anche un’occasione per tenere sotto controllo il proprio stato di salute. La mattina, infatti, è necessario presentarsi praticamente a digiuno: è possibile solamente bere un caffè, un the o un succo di frutta, ma non ingerire latte, cibi solidi o assumere dei farmaci. Il tempo dell’operazione non supera generalmente i quindici minuti e consiste nella raccolta di una modesta quantità di sangue che viene prelevato da personale specializzato dei centri trasfusionali romani, per la quale viene utilizzato materiale rigorosamente sterile e monouso. Come sempre sul sangue verranno effettuati accurati e approfonditi esami, che verranno inviati anonimamente presso l’indirizzo fornito dal donatore, garantendo anche una preziosa azione di medicina preventiva.
Il donatore periodico è inoltre sottoposto a una prevenzione continua, un check-up gratuito, che costerebbe molto anche solamente di ticket. L’Avis, infatti, sta introducendo nuovi esami come il «Psa», un’analisi che sta diventando di routine per gli uomini di una certa fascia di età, o come il «Tf» frazionato, per problemi tiroidei. Convenzioni sono state raggiunte solamente nelle province di Roma e di Latina e Viterbo. Insomma, donare sangue è sicuramente un nobile gesto che fa bene a chi lo compie, ma ancor più a chi in ospedale è in attesa di una vitale trasfusione.

Fonte: ilGiornale.it

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